Storia di Monterosso Calabro

Non si hanno notizie certe sulla fondazione del borgo. A quanto sembra, tuttavia, già in età normanna (XI-XII sec.) esisteva la torre di avvistamento, nota pare come Rocca Capana (questo fu secondo alcuni il primo nome di Monterosso).

Sotto i Normanni venne inoltre istituita la parrocchia (forse dedicata all’Addolorata). Casale di Castelmonardo, appartenne ai Ruffo di Catanzaro  e, dopo due brevi periodi di autonomia da feudatario nel corso del ’400, entrò in possesso del milanese Antonio Trezze (o delle Trezze). Da questi il feudo di Castelmonardo (con i casali tra cui Monterosso) passò a suo figlio Giovan Francesco e poi al figlio di quest’ultimo, Antonio, che fu l’ultimo Delle Trezze a detenere Castelmonardo in quanto ne fu spodestato per ribellione. Dopo un breve periodo durante il quale la baronia fu tenuta dal barone di Briatico Ferrante Bisbal venne definitivamente in possesso dei Pignatelli di Monteleone (1534) che la tennero fino all’eversione della feudalità.  Nel 1544 il paese venne gravemente danneggiato dal terremoto. Durante il XVII sec., si diffuse la lavorazione della seta e del lino. Venne costruita una filanda di cui permangono le strutture murarie. Il secolo del barocco fu anche segnato da un susseguirsi catastrofico di calamità naturali, diversi e devastanti furono i sommovimenti tellurici. Nel 1620 fu investito da una gelata di grandi proporzioni. Secondo un aneddoto una pariglia di 20 buoi riuscì ad attraversare il fiume Angitola completamente ghiacciato. Nell’estate del 1625 fu la volta di una terribile siccità, che compromise il raccolto.

Il terremoto del 1783 rase al suolo tutte le case di Monterosso; la chiesa dell’Addolorata, i conventi dei camaldolesi e quello dei carmelitani furono distrutti. Le suore del Carmelo riuscirono a sfuggire al forte sisma rifugiandosi nel chiostro, rimasto illeso. Il paese venne ricostruito grazie all’impegno del Duca Pignatelli e ai contributi della Cassa Sacra, Organo straordinario istituito dai Borbone dopo il terremoto con il compito di requisire i beni della Chiesa di tutta la Calabria ulteriore e di rivenderli ai privati.

L’ordinamento amministrativo disposto dal generale Championnet nel 1799, lo incluse nel Cantone di Monteleone. Ma durò poco in quanto i sanfedisti, guidati dal Cardinale Ruffo, furono accolti in pompa magna dal clero e dagli abitanti di Monterosso.

La legge promulgata dai francesi il 19 gennaio 1807 ne faceva un Luogo nel Governo di Filadelfia. Con il riordino del 4 maggio 1811 diveniva Capo di Circondario comprendente i Comuni di Filadelfia, Francavilla, Polia, Capistrano, San Nicola e Vallelonga.

Durante i moti Risorgimentali massiccia fu l’adesione dei monterossini alla causa unitaria.

Anche il terremoto dell’8 settembre 1905 causò molti danni: crollarono il campanile della chiesa del Santissimo Sacramento e le chiese dedicate alla Madonna del Soccorso e all’Addolorata. Esattamente vent’anni dopo un altro sisma colpì il borgo.

Nel 1939 la società “Talco e grafite Val Chisone” di Pinerolo impiantò le strutture per lo sfruttamento delle miniere di grafite e bauxite. Molti i monterossini impiegati nel settore. Ogni mattina centinaia di minatori si recavano a lavoro con le biciclette “Frejus” fornite dalla ditta. Ma le cose non andarono secondo quanto previsto. Il 31 ottobre 1948 la miniera chiuse, lasciando molte famiglie in serie difficoltà. L’unica via di uscita fu l’emigrazione verso il Nord Italia. Ancora visibile il vecchio deposito di grafite.

 

LO STEMMA

D’azzurro a una torre merlata chiusa, sormontata da una stella di argento raggiata di sei e accostata dalle lettere maiuscole in carattere romano di nero M R. Ornamenti esteriori da Comune.

 

IL GONFALONE

Drappo troncato di bianco e di azzurro riccamente ornato di ricami d’argento e caricato dello stemma sopra descritto con l’iscrizione centrata in argento: Comune di Monterosso Calabro. Le parti di metallo e i cordoni sono argentati. L’asta verticale è ricoperta di velluto dei colori del drappo, alternati, con bullette argentate poste a spirale. Nella freccia è rappresentato lo stemma del Comune e sul gambo inciso il nome. Cravatta e nastri tricolorato dai colori nazionali frangiati d’argento.

 

  • I personaggi

Arnoldo Farina

Fondatore dell’Unicef – Italia, Arnoldo Farina nacque il 3 ottobre 1924. Dopo la laurea in Giurisprudenza a Messina si trasferì in Messico dove visse fino al 1956. Insegnò all’Università di Città Del Messico e collaborò con numerose riviste internazionali. Rientrò in Italia nel 1957 e iniziò a lavorare con l’Amministrazione aiuti internazionali. Si occupò prevalentemente dei problemi dell’infanzia. Nel 1974 fondò il Comitato Italiano per l’Unicef. Fu prima segretario dell’associazione e poi, dal 1986, presidente. Dal 79 fu presidente del Club Internazionale dei Giornalisti per i diritti dell’infanzia. Fu direttore della rivista Mondodomani. Promosse i programmi di Educazione allo sviluppo. Tra le sue iniziative si ricordano: “Sindaci difensori ideali dell’infanzia”, “Ospedali amici dei bambini”. Il 26 ottobre 2000 venne acclamato presidente onorario del Comitato italiano Unicef. Gravemente malato è morto il 29 novembre dello stesso anno.

Domenico Boragina

Scrittore, fu apprezzato da Benedetto Croce. I suoi scritti sono conservati nella Biblioteca Nazionale di Napoli.

Domenico Mancuso

Poeta dialettale, scrisse molte opere sulla civiltà contadina. Si ricorda “U zappaturi calabrisi”.

Francesco Morano

Oculista, nacque il 7 febbraio 1840. Fu primario del Grande Albergo dei Poveri e dei Reali Educandi di Napoli, nonché docente di oftalmoiatria alla Regia Università partenopea. Uomo molto generoso, spesso visitava i paesi della Calabria curando gratuitamente gli indigenti. Una targa, sulla facciata della chiesa del Rosario, lo ricorda.

Vincenzo Morano

Fratello dell’oculista, nacque nel 1822 e morì nel 1890. Nel 1947, a Napoli, con i fratelli Domenico ed Antonio, fondò la “Casa Editrice Morano”, la più grande del Sud Italia, ancora oggi operante.

 

Padre Alessio Morano

Grande figura di educatore ed uomo di immensa cultura. Visse ed operò a Napoli.

 

Generale Pasquale La Grotteria

Generale Medico, Comandante del Presidio Militare della Sanità negli anni ’30. Ricordato dai Monterossini per la sua grande generosità.

 

  • Curiosità e leggende

Il bandito Catalisano

Nel novembre del 1946, in località Liddio, tra i boschi monterossini, venne catturato il brigante Giuseppe Catalisano, originario di Polia, che seminava terrore e morte nei borghi delle Serre.

Il re e il contadino

Si tramanda che Carlo III di Borbone, il 13 febbraio 1734, giunse a Monterosso. Sorpreso da una violenta nevicata fu costretto a rifugiarsi in una masseria del fondo Pioppo, proprietà di Giorgio Schipece. Il contadino pur non sapendo di avere davanti il re, gli offrì tutto ciò che aveva in casa: pane e minestra. Il giorno seguente l’uomo venne a conoscenza dell’identità del suo ospite. Il sovrano volle ricambiare la bontà del contadino offrendogli ciò che voleva. Il buon Giorgio chiese “la colonna de mattuni cu la cruci supra”. Il desiderio fu esaudito (una croce come quella richiesta è visibile in Via F. Basile)

La meravigliosa statua della Madonna del Soccorso

Si narra che un uomo la prima domenica di luglio, si recò alla fiera con 5  scudi in tasca per comprare una pariglia di buoi. Giunto sul luogo rimase colpito dalla bellezza di una statua raffigurante la Madonna del Soccorso con uno scettro nella mano destra, il figlio sul braccio sinistro, e ai piedi, una bambina e il diavolo. Anziché comprare i buoi decise di usare i 5 scudi per acquistare la statua. Le due suore che vendettero l’effigie narrarono all’uomo una strana storia: “Un tempo una bambina raccontava spesso le sue confidenze alla madre che, preoccupata per il continuo stato di ubriachezza del marito, non le dava ascolto e la rimproverava dicendole di andare al diavolo e lasciarla in pace. Fu così che un giorno, fra enormi fiamme, apparve il diavolo per prendersi la bimba. Il soccorso della Madonna fu repentino: prese la bimba sotto il suo manto e scacciò via il diavolo con la mazza”. Il contadino quando tornò a casa trovò la moglie su tutte le furie per il mancato acquisto dei buoi utili al sostentamento della famiglia. La donna, comunque, non vedendo le rondini volare, avvertì qualcosa di strano nell’aria. Levò l’involucro che ricopriva la statua e rimase incantata dalla bellezza dell’immagine. Le rondini ripresero a volare intorno alla statua tracciando una traiettoria simile a una corona.

L’intervento miracoloso della Madonna del Soccorso

Secondo la tradizione, il 21 novembre 1806, le truppe del generale Bonaparte marciavano verso Monterosso per distruggerla, ma essendo ormai tardi decisero di rinviare l’attacco. I soldati si fermarono a riposare nei pressi della località Barzillà. Durante la notte una donna si presentò al comandante dell’esercito come la castellana di Monterosso dicendogli: “Tu non distruggerai il mio paese. Io fermo te con segno di potere che mi è dato”. Il militare rimase colpito dal coraggio della donna e il giorno dopo andò a cercarla. Entrato nella chiesa di Santa Maria, rimase colpito quando vide che la Madonna era identica alla castellana. Il comandante si inginocchio davanti alla statua e risparmiò il paese. I monterossini in ricordo dell’evento cantano “…svaniu pe ttia la guerra, paci portasti tu…”.

I primi maestri monterossini

Alla fine del XVIII secolo, il duca Pignatelli fece costruire la prima scuola di Monterosso. Gli insegnanti furono donna Rosario Maiolo per le bambine, don Francesco La Grotteria per i bambini.

Le farse carnascialesche

Il martedì grasso ci si riuniva in piazza per divertirsi tutti insieme. Veniva preso di mira un monterossino “distintosi” nel corso dell’anno (il tema preponderante erano le famose corna), intorno a cui si costruiva una vera e propria storia in maniera più o meno velata.