Beni Culturali

GLI ITINERARI

Molteplici e variegati sono gli itinerari che consentono le risorse ambientali e culturali insistenti sul territorio comunale.

Una passeggiata a piedi nel piccolo paese offre al turista interessanti e suggestivi scorci. Strettoie (vinieji), scalette esterne, splendidi portali lapidei finemente scolpiti, strade lastricate, caratteristiche “lamie” rendono il centro storico assai movimentato. Le chiese racchiudono antichi tesori di inestimabile valore. Punta di diamante delle attrazione del borgo è il Museo della civiltà contadina e artigiana della Calabria, ospitato nel palazzo nobiliare delle famiglie Aceti-Amoroso. Un’eccezionale raccolta di attrezzi relativi alla lavorazione della seta, della ginestra, del legno, del ferro, della terracotta e della terra. Una sala è dedicata agli abiti tipici della Regione.

Il paesaggio naturale offre percorsi suggestivi. Strade interpoderali con vecchi casolari collegano boschi di conifere e l’incantevole macchia mediterranea con le bellezze dell’Oasi dell’Angitola.

  • Percorso storico-religioso

Chiesa della Madonna del Soccorso (Matrice)

Il primo nucleo dell’edificio sacro risale al XVII sec., ma venne distrutto dal terremoto del 1783. Nelle fonti vaticane si trovano notizie della chiesa a partire dal 1610. Dopo la ricostruzione avvenuta alla fine del XVIII sec., la cappella venne elevata a parrocchia. La chiesa fu nuovamente distrutta dal sisma dell’8 settembre 1905 e ricostruita immediatamente dopo. Fortemente danneggiata dal terremoto del settembre 1925, venne ricostruita grazie alla generosità dei fedeli. La facciata, divisa in due ordini da una trabeazione, è abbellita con colonne. Il portale lapideo con timpano a lunetta spezzato, è sorretto da due colonne con capitello corinzio. Sul portone decorazioni in bronzo dell’artista locale Giuseppe Farina. Il campanile incorporato è illuminato da quattro finestre balaustrate. Nel secondo ordine fregi decorativi, quattro finte colonne e, al centro, una statua marmorea. Ai lati del timpano, una serie di balaustre. L’interno è diviso in tre navate da una serie di archi. Decorazioni floreali in stile barocco di Giuseppe Morano. Vi si custodisce un ciborio del 1551 descritto dal Frangipane: “Frammento di marmo carrarese, scolpito a bassorilievo in stile rinascimentale, pilastri su basetta modanata, portello con angioli sostenenti un calice; nel fondo quattro teste di angioli alate. Sullo zoccolo la scritta: Ego sum panis vivus qui de celo descendi, MDLI”. Il soffitto a cassettoni è opera di artisti locali dei primi del ‘900. Sull’Altare, una pala decorata da quattro colonne custodisce l’effigie della Vergine del Soccorso affiancata dalle statue di San Rocco e S. Antonio di Padova. Lungo la navata destra le statue dell’Immacolata, del Patrono San Nicola (entrambi dell’artista serrese Venanzio Pisani) e di Santa Lucia. A sinistra un crocifisso ligneo (presumibilmente di Scuola del Gagini) e le statue di San Giuseppe e della Madonna Addolorata. Nella cantoria un organo del ‘700. Di rilievo, infine, uno splendido Sarcofago del 1888, opera dei fratelli Pisani di Serra San Bruno.

Chiesa della Madonna del Carmine

Il convento carmelitano, sotto il titolo di Santa Maria della Misericordia, venne fondato da frate Angelo Emiliano il primo settembre 1573 con il consenso di Mario d’Alessandri, vescovo di Mileto. Fu soppresso nel 1652, secondo quanto previsto dal decreto a firma di papa Innocenzo X. La facciata concava, è decorata da quattro lesene. Sul timpano irregolare, in una nicchia una statua marmorea della Vergine. L’interno, a unica navata, è abbellito con stucchi del monterossino Morano. Sull’altare in marmi policromi, una pala decorata in oro, con la statua della Madonna del Carmine, con in braccio il Bambino vestito con abito di pizzo bianco. Vi si conservano la statua lignea di San Sebastiano, opera dello scultore di Serra San Bruno Giuseppe Maria Pisano, un presepe napoletano del ‘700. Sul soffitto a finti cassettoni, si nota il dipinto a olio raffigurante il profeta Elia che vede levarsi da una nuvola Maria. In passato la chiesa veniva custodita da un eremita, che secondo la tradizione, faceva placare le intemperie al suono della campanella.

Chiesa della Madonna del Rosario

Conosciuta anche come chiesa di San Giacomo (così si chiamava l’edificio sacro distrutto dal terremoto del 1783), è stata costruita nell’800. La facciata con timpano, dalle linee semplici, è divisa in due ordini da una trabeazione. Il portale con timpano è in marmo. A sinistra, una lapide ricorda l’oculista Francesco Morano. Sul secondo ordine una finestra. Il timpano è sormontato da una struttura in muratura con campane. L’interno a unica navata è decorato in stile barocco con stucchi dorati di Giuseppe Morano. Sull’arco di trionfo una serie di margherite in bianco e oro. Sull’altare in marmi policromi, una pala con la statua della Madonna del Rosario. Il soffitto è decorato con un dipinto olio su tela, attribuita a Zimatore (inizio ‘900), raffigurante Pio V che intercede presso la Madonna del Rosario per la vittoria di Lepanto. Vi si custodisce un dipinto dell’700 di Tommaso Martini.

Chiesa della Madonna Addolorata

Rudere. L’edificio sacro dedicato all’Addolorata risale al tardo medioevo. Distrutta dal terremoto del 1783, fu ricostruita per volontà di Ferdinando IV. Il sisma del 1905 la rase nuovamente al suolo. Dall’archivio Segreto Vaticano risulta che nel 1516 era parroco della chiesa di Santa Maria di Monterosso (questo il nome dell’edificio, all’epoca), un certo Giovanni Maria Sganga, dopo le dimissioni di Francesco Vulgano. Nel 1537 subentrò Antonello Sonnino che riceveva la metà delle rendite della chiesa. Seguì un anno dopo Giovanni Capparotta.

Convento dei Camaldolesi

Rudere. Non si conosce il periodo di costruzione dell’edificio, distrutto da numerosi terremoti. Ancora visibili sulla facciata due colonne sormontate da altrettanti leoni.

Torre Normanna

Torre di avvistamento dell’XI secolo a pianta circolare, versa in discrete condizioni. Su due livelli è costruita in mattoni rossi.

Vecchia filanda

Costruita nel XVII secolo, periodo in cui fiorì l’artigianato a Monterosso. Rimane la struttura esterna in mattoni misti a calce.

Arco

Costruzione del XIX sec. costituiva l’accesso alla proprietà della famiglia Massara. Ancora visibili le colonne e l’arco in mattoni rossi.

Palazzo Aceti-Amoroso

Costruzione del ‘700, su tre livelli, in via Guglielmo Marconi. Conserva balconi in ferro battuto lavorato e un portale in pietra con stemma. E’ sede del museo della civiltà contadina e artigiana della Calabria.

Palazzo Arnoldo Farina

La particolarità di questo palazzo (inizi ‘800) è il portale bugnato, sormontato da uno stemma.

Palazzo Basile

Edificato nel XVIII sec., è ubicato in via Ferdinando Basile. Conserva un portale lapideo in pietra chiara con la testa di un leone sormontato da uno stemma. Le finestre sono decorate con cornici con timpano a lunetta.

Palazzo La Grotteria

In via La Grotteria, risale al XIX secolo. Su tre livelli ha un portale in pietra con stemma e balconi in ferro battuto liscio.

Palazzo Massara

Costruzione su tre livelli del XIX sec., in via Padre Alessio Morano, con balconi in ferro battuto lavorato e portale bugnato.

Monumento ai Caduti

Eretto nel 1960, riproduce un soldato in bronzo, su base marmorea.

 

Zone di interesse archeologico

In parte nel centro storico e in parte nella fascia esterna, Monterosso offre diverse zone di interesse archeologico (artigianali, industriali e rurali). In particolare si segnalano:

Il percorso dei mulini

individuato dal tracciato del torrente Censolino, che dal mulino Pujia, dopo un tortuoso itinerario, giunge all’ultimo mulino Basile, per interessare, poi, nella cinta esterna, il mulino cosidetto Muliniejiu in località Trinciopolo.

Itinerario dei frantoi per l’olio

posti in parte lungo l’itinerario dei mulini (Massara) e in parte in località Borgo e Cincinnato.

ex miniera di grafite

sito in località Miniera