SALA CONTADINA – VOTARICCHIO (VOLTORECCHIO)

Certamente lo strumento più semplice e più antico utilizzato per lavorare la terra. Il suo nome dialettale è strettamente connesso alla sua funzione, quella di attrezzo che vota (rectius: gira) il terreno agricolo.

È costituito da due “parti”: una, curva (1/4 di cerchio), serve da punto d’appoggio e pressione per l’operatore; l’altra, dritta, inserita ad innesto sulla prima, serve a produrre l’affondo nella terra e ad aprire il solco. In particolare, per fare l’affondo, all’estremità di questa seconda “parte” del votaricchiu è posta la cosiddetta vommera, una punta in ferro, a forma di cono, con cui si penetra il terreno; “l’apertura” del solco avviene invece con le cosiddette ali, due sporgenze laterali (poste sempre sulla parte dritta dell’attrezzo).

Il votaricchiu è collegato agli animali che lo trainano attraverso una barra in legno, che va a legarsi al cosiddetto jiuoghu, altra barra in legno, trasversale alla prima, con cui si “sottomettono” gli animali medesimi ‘mpaiandoli, cioè facendoli camminare in parallelo. Sull’estremità superiore della parte curva dell’aratro sono poste due piccole alette utilizzate per legare le funi mediante le quali il paricchiu, cioè l’operatore, dà i comandi agli animali.

 

MODALITÀ D’USO

Partendo da un punto iniziale del cosiddetto margiu, cioè la terra incolta, l’operatore traccia il caposolco (che potrà essere utilizzato anche come canale d’irrigazione) e prosegue facendo la spola da un capo all’altro del terreno.

In particolare, operando una pressione sulla parte curva dell’aratro, via via che gli animali avanzano, l’operatore affonda con la vommera nel terreno, che viene poi “aperto”, cioè capovolto, dalle ali (le due sporgenze laterali). Il terreno così lavorato assume la denominazione di majìsi.

 

 SIMBOLOGIA

Sia pure indirettamente il voltorecchio si presenta come strumento di aggregazione sociale. Quando infatti il contadino ne richiede l’utilizzo e quindi “ava u’ paricchiu all’anta” (chiama l’operatore) è l’occasione per passare una giornata di allegria e di festa con i vicini di campo, dando, magari dopo mesi di sacrifìci, sfoggio di abbondanza culinaria.

STORIA LOCALE

A Monterosso il votaricchiu in legno trova utilizzo pieno fino al 1930, quando viene sostituito dall’aratro in ferro.

Dopo tale data il votaricchiu viene utilizzato marginalmente per costruire canali irrigui.