SALA CONTADINA

Ci troviamo in uno dei magazzini del Palazzo, ove i Signurini (i nobili) conservavano il prezioso liquido oleoso. Pur nell’esiguità dello spazio disponibile, in questa prima sezione si è voluto focalizzare l’attenzione sulla civiltà contadina con i suoi cicli (il grano, l’olio, il vino), i suoi ritmi, le sue economie, le sue credenze, il suo immaginario. Il tutto è stato realizzato attraverso la dinamica esposizione di alcuni “strumenti ed elementi” fondamentali del “vivere” contadino.

Ritroviamo, così, gli aratri per la lavorazione della terra: dal più antico votaricchiu in legno, con la caratteristica vommera (punta in ferro), ai più recenti monolama e voltorecchi a due lame. Si ammirano gli attrezzi usati per la semina (piruni), per la mietitura (facigghji), per la trebbiatura (le primordiali pietri a strascicu) e per la molitura (pietri e macina); si apprezzano, ancora, le misure per i cereali (cuoppulu, menzuquartu, menzalora), gli strumenti e gli attrezzi per la lavorazione della vite, per la produzione e la conservazione del vino (pompe in rame,fezzari, piretti).

Non mancano infine attrezzi per la pastorizia. Tra i “momenti” ne ricordiamo due significativi: i matrimoni per procura e la distribuzione del chinino.

Particolarmente curato è lo spazio dedicato al ciclo dell’olio.

Grazie anche alla presenza di un adeguato supporto fotografìco-didascalico è possibile seguire tutte le fasi del ciclo lavorativo: la raccolta delle olive (fatta dalle donne), la macina con le tramoggie in pietra, la spremitura realizzata con il torchio, la “separazione” eseguita dal curatolo con l’utilizzo della mariuola, il trasporto effettuato con otri in pelle ed infine la conservazione nelle possenti giare in terracotta.

In questa sezione domina un torchio ligneo del 1800, utilizzato prima dei moderni impianti meccanici.