SALA DEL FERRO

In questa sezione si ricostruisce l’antica “forgia”, vale a dire l’officina del fabbro. E così possibile ammirare un antico mantice del 1900, la tradizionale incudine e numerosi altri strumenti di lavoro.

Particolarmente ricca è l’esposizione dei manufatti che il fabbro riesce a produrre: da numerosi casalinghi (ferri da stiro, pentole, bracieri) a prodotti per l’edilizia (chiodi, bulloni, serrature) e l’agricoltura (fìnanco le tagliole per gli animali!), a vari tipi di lanterne, lampioni e così via.

Ammirevole è un antico stampo per le ostie liturgiche risalente al 1800.

Da segnalare – infine – la presenza, anche in questa sezione, di un valido supporto fotografico e didascalico.

SALA DEL FERRO    MANTICIUNI (MANTICE)

È uno dei “pezzi” più importanti della forgia. Il fabbro lo utilizza per insufflare aria nella fucina e quindi “produrre” il fuoco, che “ogni ferro arroventa e modella”.

Il mantice è formato da due parti: l’impalcatura, detta pedastariu, costituita da una serie di travette in legno allo stato grezzo unite ad incastro e con funzione di sostegno; il corpo, detto manticiuni, sostenuto dall’impalcatura e che funge da camera di aspirazione e compressione dell’aria mandata nelfocinaro (fucina).

Sulla parte superiore dell’impalcatura, posto in posizione orizzontale e trasversale alla stessa, si trova il cosiddetto pedacchiu. Trattasi di una barra tonda in legno alle cui estremità sono poste, pendenti, due catene in ferro: una, posta sulla parte posteriore del corpo (manticiuni), tiene ancorato un contrappeso in ferro (talvolta in pietra) detto magghjiu; l’altra, posta sulla parte anteriore del corpo, tiene ancorata un’ulteriore barra in legno, detta anch’es- sa pedacchiu, che è fissata a terra, lateralmente al focinaro, esplicando funzione di pedaliera (vedasi modalità d’uso).

Il corpo (manticiuni) è costituito da due basi in legno sovrapposte, a forma trapezoidale, con i lati maggiori posti sulla parte posteriore e quelli minori posti sulla parte anteriore; questi ultimi vanno a confluire in una “bocca” di legno, a forma di tronco piramidale, attraversata, a sua volta, da un tubo in ferro, detto duera, che permette il passaggio dell’aria nella fucina.

Le due basi del corpo sono fra loro congiunte lateralmente da una fascia in pelle di vitello, pieghettata ed inchiodata ai bordi, in modo da costituire una specie di “camera d’aria” a soffietto.

Sulla base inferiore (che è fissa) sussistono due “valvole”, composte da due fori a forma quadra (uno esterno e l’altro interno) cui sono sovrapposte due tavolette quadre, rivestite in pelle (a mò di guarnizione) e dette gattaredie. Queste “valvole” servono a far sì che l’aria aspirata non si disperda fuori e vada invece a canalizzarsi nella duera e quindi nel focinaro. La base superiore (mobile) è collegata alla catena che sorregge il contrappeso, nella parte posteriore del mantice.

MODALITÀ D’USO

Facendo pressione (a mò di pedale) sul pedacchiu posto a terra, tramite la catena, si crea un movimento basculante dell’altro pedacchiu, posto sulla parte superiore dell’impalcatura e alla cui estremità anteriore è collegata la catena con il contrappeso (magghjiu).

Per effetto di tale movimento basculante la base superiore del mantice, collegata al contrappeso, si espande e si comprime ritmicamente. Durante la fase di espansione, quando il contrappeso sale per effetto della pressione sul pedacchiu a terra, attraverso il foro esterno della base inferiore, “liberato” da una delle due gattaredie, l’aria entra nella cassa del mantice.

Durante la successiva fase di compressione, quando il contrappeso scende per effetto del rilascio del pedacchiu a terra, il foro esterno viene chiuso da una delle due gattaredie mentre il foro interno, allontanandosi l’altra gattaredia, si apre, incanalando l’aria nella duera e quindi nella fucina, ove il fuoco, precedente- mente acceso con radici di radica (bruvieri), aumenta di consistenza, ed è pronto per riscaldare il ferro da “forgiare”.

SALA DEL FERRO    FERRUZZA (FERRO DI CAVALLO)

Manufatto in ferro dolce, a forma semiovale con sei fori laterali (tre a destra, tre a sinistra) e due parti terminali dette rampini. I fori vengono identificati come grupa de puosti in quanto servono ad infilare i chiodi, detti puosti, che fermano lo zoccolo alla zampa dell’animale.

Le due parti terminali servono ad evitare lo scivolo dell’animale.

Da tener presente che generalmente lo zoccolo è modellato a caldo, richiede un tempo di esecuzione di circa trenta minuti e viene costruito a coppia: una per le zampe anteriori, di forma più grande, l’altra per le zampe posteriori, di forma più piccola.

I fori sono realizzati con apposito stampo, le poste, invece, sono costruite manualmente e in misure diverse: quelle utilizzate per le zampe degli animali bovini, ad esempio, sono più piccole e più fini e sono conosciute come puosti a lumera.

Lo zoccolo forgiato ed utilizzato per i bovini è costituito da due pezzi, a mò di semiluna, uniti nella parte curva da un chiodo (il che garantisce una perfetta aderenza alla conformazione dell’unghia dell’animale); quello utilizzato per gli equini, invece, è realizzato in unico pezzo.

MODALITÀ D’USO

Dopo aver legato l’animale in zona adiacente alla fucina, si procede preliminarmente alla pulitura dell’unghia con apposita forbice detta tinagghjia d’unghjia; si passa quindi all’estirpazione della cosiddetta ziccagna, vale a dire alla eliminazione di quella escrescenza callosa posta al centro del piede dell’animale; il che viene fatto con apposito attrezzo, a forma di paletta, detto regina.

Fatte queste operazioni preliminari, si riscalda il ferro per meglio adattarlo e lo si poggia sull’unghia che viene bruciata a scopo profilattico.

Una volta adattato, il ferro, previo raffreddamento con acqua, viene inchiodato definitivamente con le “poste”. Successivamente si procede ad una raschiatura della parte inferiore dello zoccolo e, al fine di evitare l’infezione nota come formiculedja, si strofina della polvere da sparo.

SIMBOLOGIA

Il ferro di cavallo appartiene alla categoria degli oggetti cosiddetti apotropaici, ossia a quegli elementi figurativi di prevenzione e/o allontanamento dell’occhio malevolo (maluocchiu).