SALA DELL’ARGILLA

Nel passato, e fino alla metà degli anni ’50, l’artigianato delle terrecotte ha avuto un ruolo importante nell’economia della comunità monterossina (come in quella regionale), anche se purtroppo poche sono le testimonianze oggi rinvenibili.

V’è da dire, comunque, che l’artigianato dell’argilla, a Monterosso, ha avuto come prevalente, se non esclusiva attività, la produzione di manufatti cosiddetti “funzionali”, nei quali l’homo faber imprime “l’espressione più autentica e culturalmente più significativa della civiltà contadina, di quella civiltà (…) che rimane la matrice prima della cultura calabrese e diretta emanazione di più antiche e precorrenti civiltà…”.

In particolare, in questa sezione, è stato ricostruito il “banco” dove il vasaio svolgeva la sua attività.

Fanno da corollario un adeguato apparato fotografico e didascalico, attraverso cui è possibile ricostruire tutte le fasi lavorative, e l’esposizione di una vasta gamma di attrezzi (formelle per tegole e mattoni) e manufatti (tipiche le cosiddette bumbule utilizzate nell’edilizia; originali le maschere in terracotta ed alcuni casalinghi come lo scolapasta in argilla, il levataro \ vari tipi di tegami e brocche, ecc.). Curiosità destano anche i cosiddetti briesti: blocchi costituiti da un impasto di argilla e pagliericcio, utilizzati per la costruzione di tipiche casette rurali.

1 Tipico vasetto in terracotta nel quale si conservava il primo lievito utilizzato per la panificazione casalinga.

SALA DELL’ARGILLA          IL TORNIO DEL VASAIO

 

Semplice nella sua struttura, il tornio del vasaio costituisce un utensile fondamentale per la lavorazione dell’argilla. È formato da un sistema di due ruote fra loro collegate verticalmente da un asse rotante.

La ruota superiore (roteja) si presenta di dimensioni notevolmente più piccole rispetto alla ruota inferiore (rota randa) e viene utilizzata per poggiare il pane di argilla, materia prima per la foggiatura del manufatto.

Sulla ruota inferiore, l’artigiano poggia il piede scalzo imprimendovi cadenzate spinte si da determinare un regolare movimento rotatorio (in senso antiorario per assicurare una maggiore presa); tale movimento, tramite l’asse centrale, viene trasmesso alla ruota superiore, così permettendo il susseguirsi delle varie fasi della lavorazione (apertura del blocco argilloso, sollevamento delle pareti e foggiatura del manufatto).

Il tornio è a sua volta incastonato in un banco di lavoro costituito da due piani in legno: il cosiddetto pojaturi, utilizzato dal vasaio per impastare e purificare l’argilla, ed il timpagno, ove si pongono i manufatti appena foggiati.

SALA DELL’ARGILLA          I MANUFATTI DEL VASAIO

BUMBULA

È un tipico manufatto edilizio in argilla rossa, foggiato in varie forme e misure, a seconda dell’utilizzo cui è destinato. Quella maggiormente ricorrente è comunque la forma cilindrica, le misure più usate sono, invece, di 15 cm. (per le bumbule destinate alla costruzione di muri portanti, volte ecc.), di 10 cm. (per quelle destinate alla costruzione di pareti divisorie), di 5 cm. per le bumbule utilizzate per i riempimenti).

Caratteristica comune a tutte le forme e misure è la presenza sulla bumbula di quattro fori perpendicolari, la cui funzione è duplice: permettere di “inchiodare” (cioè legare con filamenti di paglia o spago) le bumbule nella fase di montaggio, consentire il passaggio dell’aria e quindi, assicurare un adeguato isolamento termico.

 

STORIA LOCALE

In alcuni paesi della Calabria la bumbula è conosciuta con il nome di caruseju.

Anche a Monterosso non è raro l’uso di questo termine per indicare il manufatto; in tal caso però cambia la funzione e l’utilizzo della bumbula: non è più usata per l’edilizia ma semplicemente come salvadanaio ove i bambini (e non solo loro) ripongono le pur scarse monete.

 

PIGNATA

Utensile da cucina in argilla rossa, particolarmente usato per la cottura di legumi e cereali, la pignata è tornita a mano in forma del tutto tipica: base ridotta, corpo allargato e collo stretto.

Questa forma permette una cottura uniforme del cibo in quanto assicura un costante movimento circolatorio della temperatura.

Varie sono le misure in cui può essere tornita la pignata, che vengono indicate in una particolare unità: la junta (corrispondente ad una porzione media consumabile di cibo, pari a 80/100 grammi, considerata anche l’acqua necessaria per la cottura).

La pignata più piccola è quella di 2 junte mentre la più grande non supera le 10 junte. Alquanto caratteristico è il coperchio della pignata, anch’esso in terracotta: viene costruito in forma non aderente perché possa consentire l’evaporazione dell’acqua.