SALA TESSITURA

Questa sezione si occupa della manifattura dei filati e dei tessuti, in maniera originale e completa.

Attraverso un dinamico percorso espositivo, validamente supportato da fotografie e didascalie inerenti le varie fasi di lavorazione, composizione e colorazione, si ricostruisce la “nascita” del tessuto: dal seme alla pianta; dalla pianta alla fibra; dalla fibra al filato; dal filato, infine, al tessuto.

In considerazione della rilevanza assunta, in passato, per l’economia agricola ed artigianale della Regione, particolare attenzione è stata riservata al ciclo lavorativo del lino.

Significativa, a questo proposito, è la presenza di un tipico telaio calabrese, perfettamente funzionante, cui fanno da corollario l’ordito (ove venivano composte le geometrie dei tessuti), vari tipi di arcolaio, strumenti accessori ai telai (pesi, navette ecc.), attrezzi per la lavorazione della fibra e del filato (mangani, cardi, fusufierri ecc.).

Di particolare effetto cromatico sono – infine – le matasse dei filati, la cui colorazione viene effettuata ricorrendo a metodi del tutto naturali, come l’utilizzo di miscele ottenute mediante la macerazione di fiori (viole), fibre (ginestra) ed anche frutti (melograno).

SALA TESSITURA         IL TELAIO: TRA ARTE E SIMBOLOGIA

Nella storia socio-economica calabrese, il telaio si è rivelato uno strumento di lavoro essenziale per la comunità regionale; su di esso, infatti, su “questo monumentale sistema di assi e di fili”, si è basata l’arte tessile, pur nella sua accezione di “arte anonima e collettiva, creata e curata dalle donne accanto alle loro occupazioni domestiche”. Oltre a questa sua specifica natura funzionale, il telaio presenta anche una “dimensione” fortemente simbolica, nella quale primeggia evidente il legame con la figura femminile.

Non di rado, ad esempio, il telaio fa parte del corredo dotale della sposa, così configurandosi quale “tratto d’unione con il passato, rappresentato dalla casa che la sposa medesima lascia, ed il futuro, visto nella nuova famiglia che la giovane va a costituire”.

L’esaltazione delle capacità tessitrici della ragazza, testimoniate dalla bellezza della biancheria dotale realizzata con il telaio, rientra spesso nel rituale dell’innamoramento, portando i “pretendenti” a recitare vere composizioni inneggianti agli “amorosi sensi”. Così un antico canto popolare di Tiriolo:

“… quattru’arburi di pinu haiu tagliatili /pè lu tilaru di la bella mia. / Quattr ‘angiuli dù cielu su calati: / pè vidiri sta donna chi tessìa. / Angiuli, jativendi;

‘un v’a pigghiati, / ‘a tila sia la vostra, ‘a donna mia”1 .

Nello stesso incrocio fra trama e ordito che il telaio produce, si ravvisano due specifiche attribuzioni simboliche: “l’unione sentimentale” tra uomo e donna e l’arma della terribile potenza del femminile, della sua capacità di legare e di incatenare. Così in un canto grecanico: Ragazza, che sei sull’uscio seduta, / riempi cannelli e ridi, /poi vai al telaio e tessi, / e quelle belle canzoni canti; / poi ti viene il filo tagliato, con cui mi leghi e non mi sciogli mai; /poi ti trovi assai infiammata, /ed è cosa che non finisce mai2. Non mancano, altresì, i riferimenti simbolici di natura sacrale o comunque riconducibili alla sfera delle credenze popolari.

Così è solito che la tessitrice, prima di iniziare il lavoro, faccia il segno della croce con chiaro intento propiziatorio. La domenica non lascia mai le spole piene perché ciò è di malaugurio; il Venerdì Santo non lavora in segno di rispetto nel giorno di più grave lutto per la cristianità.

Altri riferimenti simbolici legati al telaio si ravvisano, infine, nella stessa collocazione ambientale dell’attrezzo. Il telaio trova spazio nel cosiddetto “basso”, cioè nel

terraneo della casa, o nella camera da letto; nel primo caso, esplica funzione di aggregatore sociale, divenendo la stanza del telaio, luogo ove le “anziane rammentano il passato e le ragazze sognano il futuro”; nel secondo caso, in aggiunta alla simbologia aggregativa, non è difficile evidenziare profondi rapporti simbolici con la donna, essendo, la stanza, nel contempo, il luogo della sessualità e del rituale di fertilità e di riproduzione della discendenza.

 

1 Oldani Mesoraca-Diego Minuti, Tra Arti e Mestieri, Catanzaro 1989.

2 Lidia Liotta, La casa e la stanza del telaio in Calabria Sconosciuta, n. 39 luglio-dicembre 1987.