Scheda Completa

MONTEROSSO CALABRO

 LA CARTOLINA

Soluzioni architettoniche imponenti, gradinate in pietra scura si arrampicano sul colle, vichi strettissimi, dove i maestosi palazzotti signorili svettano tra le basse abitazioni dagli incantevoli coppi rossi, opere degli artigiani locali: questa è Monterosso Calabro, borgo dalla morfologia irregolare, circondato dal verde degli ulivi secolari, ricchezza per una terra di contadini. A valle il fiume Angitola forma uno specchio d’acqua pescoso, immerso in una pineta dall’inconfondibile profumo di resina.

 IL GONFALONE

Drappo troncato di bianco e di azzurro, riccamente ornato di ricami d’argento e caricato dello stemma con l’iscrizione centrata in argento: Comune di Monterosso Calabro. Le parti in metallo e i cordoni sono argentati. L’asta verticale è ricoperta di velluto dei colori del drappo, alternati, con bullette argentate poste a spirale. Nella freccia è rappresentato lo stemma del Comune e sul gambo inciso il nome. Cravatta e nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d’argento.

LO STEMMA

D’azzurro, a una torre merlata chiusa, sormontata da una stella di argento raggiata di sei e accostata dalle lettere maiuscole in carattere romano di nero M R. Ornamenti esteriori da Comune.

LA GEOGRAFIA

Comune del Vibonese, Monterosso Calabro sorge a 270 metri sul livello del mare, alle falde del Monte Coppari. Confine con i comuni di Capistrano, Francavilla Angitola, Maierato, Polia e San Vito sullo Jonio. Ha una superficie di 17,10 kmq. Dista 25 km da Vibo Valentia.

  • Vette

Monte Carbonaro (m 982).

  • Corsi d’acqua

Fiume: Angitola. Torrente: Reschia. Lago: Angitola.

  • Popolazione (2000)

2024 abitanti, di cui 983 maschi e 1041 femmine. Le famiglie residenti sono 737. Gli abitanti sono detti monterossini.

  • Come arrivarci

Strade: A3 uscita Vibo/Pizzo – SS 110 fino al lago Angitola – Provinciale Angitola/Monterosso.

Treni: Fs a lunga percorrenza stazione di Vibo/Pizzo (20 km).

Autobus: da Vibo Valentia e Catanzaro.

Aeroporto: Lamezia Terme.

 

LA STORIA

Non si hanno notizie certe sulla fondazione del borgo. A quanto sembra, tuttavia, già in era normanna (XI-XII sec.) esisteva la torre di avvistamento, nota pare come Rocca Capana (questo fu secondo alcuni il primo nome di Monterosso).

Sotto i Normanni venne inoltre istituita la parrocchia (forse dedicata all’Addolorata). Casale di Castelmonardo, appartenne ai Ruffo di Catanzaro  e, dopo due brevi periodi di autonomia da feudatario nel corso del ’400, entrò in possesso del milanese Antonio Trezze (o delle Trezze). Da questi il feudo di Castelmonardo (con i casali tra cui Monterosso) passò a suo figlio Giovan Francesco e poi al figlio di quest’ultimo Antonio che fu l’ultimo Delle Trezze a detenere Castelmonardo in quanto ne fu spodestato per ribellione. Dopo un breve periodo durante il quale la baronia fu tenuta dal barone di Briatico Ferrante Bisbal venne definitivamente in possesso dei Pignatelli di Monteleone (1534) che la tennero fino all’eversione della feudalità.  Nel 1544 il paese venne gravemente danneggiato dal terremoto. Durante XVII sec., si diffuse la lavorazione della seta e del lino. Venne costruita una filanda di cui rimangono pochi avanzi. Il secolo del barocco fu anche segnato da un susseguirsi catastrofico di calamità naturali, diversi e devastanti furono i sommovimenti tellurici. Nel 1620 fu investito da una gelata di grandi proporzione. Secondo un aneddoto una pariglia di 20 buoi riuscì ad attraversare il fiume Angitola completamente ghiacciato. Nell’estate del 1625 fu la volta di una terribile siccità, che compromise il raccolto.

Il terremoto del 1783 rase al suolo tutte le case di Monterosso; la chiesa dell’Addolorata, i conventi dei camaldolesi e quello dei carmelitani furono distrutti. Le suore del Carmelo riuscirono a sfuggire al forte sisma rifugiandosi nel chiostro, rimasto illeso. Il paese venne ricostruito grazie all’impegno del Duca Pignatelli e ai contributi della Cassa sacra, organo straordinario istituito dai Borbone dopo il terremoto con il compito di requisire i beni della Chiesa di tutta la Calabria ulteriore e di rivenderli ai privati.

L’ordinamento amministrativo disposto dal generale Championnet nel 1799, lo incluse nel Cantone di Monteleone. Ma durò poco in quanto i sanfedisti, guidati dal Cardinale Ruffo, furono accolti in pompa magna dal clero e dagli abitanti di Monterosso.

La legge promulgata dai francesi il 19 gennaio 1807 ne faceva un Luogo nel Governo di Filadelfia. Con il riordino del 4 maggio 1811 diveniva Capo di Circondario comprendente i Comuni di Filadelfia, Francavilla, Polia, Capistrano, San Nicola e Vallelonga.

Durante i moti Risorgimentali massiccia fu l’adesione dei monterossini alla causa unitari.

Anche il terremoto dell’8 settembre 1905 causò molti danni: crollarono il campanile della chiesa del Santissimo Sacramento e le chiese dedicate alla Madonna del Soccorso e all’Addolorata. Esattamente vent’anni dopo un altro sisma colpì il borgo.

Nel 1939 la società Talco e grafite Val Chisone di Pinerolo impiantò le strutture per lo sfruttamento delle miniere di grafite e bauxite. Molti i monterossini impiegati nel settore. Ogni mattina centinaia di minatori si recavano a lavoro con le biciclette Frejus fornite dalla ditta. Ma le cose non andarono secondo quanto previsto. Il 31 ottobre 1948 la miniera chiuse, lasciando molte famiglie in serie difficoltà. L’unica via di uscita fu l’emigrazione verso il Nord Italia. Ancora visibile il vecchio deposito di grafite.

 

  • I personaggi

Arnoldo Farina

Fondatore dell’Unicef – Italia, Arnoldo Farina nacque il 3 ottobre 1924. Dopo la laurea in Giurisprudenza a Messina si trasferì in Messico dove visse al 1956. Insegnò all’Università di Città Del Messico e collaborò con numerose riviste internazionali. Rientrò in Italia nel 1957 e iniziò a lavorare con l’Amministrazione aiuti internazionali. Si occupò prevalentemente dei problemi dell’infanzia. Nel 1974 fondò il Comitato Italiano per l’Unicef. Fu prima segretario dell’associazione e poi, dal 1986, presidente. Dal 79 fu presidente del Club Internazionale dei Giornalisti per i diritti dell’infanzia. Fu direttore della rivista Mondodomani. Promosse i programmi di Educazione allo sviluppo. Tra le sue iniziative si ricordano: Sindaci difensori ideali dell’infanzia, Ospedali amici dei bambini. Il 26 ottobre 2000 venne acclamato presidente onorario del Comitato italiano Unicef. Gravemente malato è morto il 29 novembre dello stesso anno.

Domenico Boragina

Scrittore, fu apprezzato da Benedetto Croce. I suoi scritti sono conservati nella Biblioteca Nazionale di Napoli.

Domenico Mancuso

Poeta dialettale, scrisse molte opere sulla civiltà contadina. Si ricorda U zappaturi calabrisi.

Francesco Morano

Oculista, nacque il 7 febbraio 1840. Fu primario del Grande Albergo dei Poveri e dei Reali Educandi di Napoli, nonchè docente di oftalmoiatria alla Regia Università partenopea. Uomo molto generoso, spesso visitava i paesi della Calabria curando gratuitamente gli indigenti. Una targa, sulla facciata della chiesa del Rosario, lo ricorda.

 

  • L’abito tipico

La donna monterossina portava in testa la tuvagghjia (un copricapo in lino o seta, bianco per le grandi occasioni, nero per uso quotidiano), la cammisa (indumento intimo in lino bianco, lungo fino al polpaccio, con abbottonatura sul collo, ornato per le grandi occasioni), u pannu (pezzo di stoffa in lino misto a lana di forma triangolare, i cui bordi venivano uniti sul davanti, giallo oro e bianco con merletti per gli abiti da sposa, nero per i giorni ordinari), il dubbrietto (gonna molto ampia e pieghettata, in lino misto a cotone di colore nero o marrone azzurro, arricchita nella parte inferiore dalla podia, una frangia ricamata, fermata sui fianchi dalla spingula, spillone), il mbustu (corpetto per sostenere i seni, indossato sulla cammisa, con spalline forate su cui si avvolgono i lacci che fissano le maniche al corpetto), il faddale (grembiule, orlato ai bordi e legato in vita) .

 

  • Curiosità e leggende

Il bandito Catalisano

Nel novembre del 1946, in località Liddio, tra i boschi monterossini, venne catturato il brigante Giuseppe Catalisano, originario di Polia, che seminava terrore e morte nei borghi delle Serre.

Il re e il contadino

Si tramanda che Carlo III di Borbone, il 13 febbraio 1724, giunse a Monterosso. Sorpreso da una violenta nevicata fu costretto a rifugiarsi in una masseria del fondo Pioppo, proprietà di Giorgio Schipece. Il contadino pur non sapendo di avere davanti il re, gli offrì tutto ciò che aveva in casa: pane e minestra. Il giorno seguente l’uomo venne a conoscenza dell’identità del suo ospite. Il sovrano volle ricambiare la bontà del contadino offrendogli ciò che voleva. Il buon Giorgio chiese la colonna de mattuni cu la cruci supra. Il desiderio fu esaudito.

La meravigliosa statua della Madonna del Soccorso

Si narra che un uomo la prima domenica di luglio, si recò alla fiera con 5  scudi in tasca per comprare una pariglia di buoi. Giunto sul luogo rimase colpito dalla bellezza di una statua raffigurante la Madonna del Soccorso con uno scettro nella mano destra, il figlio sul braccio sinistro, e ai piedi, una bambina e il diavolo. Anzichè comprare i buoi decise di usare i 5 scudi per acquistare la statua. Le due suore che vendettero l’effigie narrarono all’uomo una strana storia: Un tempo una bambina raccontava spesso le sue confidenze alla madre che, preoccupata per il continuo stato di ubriachezza del marito, non le dava ascolto e la rimproverava dicendole di andare al diavolo e lasciarla in pace. Fu così che un giorno, fra enormi fiamme, apparve il diavolo per prendersi la bimba. Il soccorso della Madonna fu repentino: prese la bimba sotto il suo manto e scacciò via il diavolo con la mazza. Il contadino quando tornò a casa trovò la moglie su tutte le furie per il mancato acquisto dei buoi utili al sostentamento della famiglia. La donna, comunque, non vedendo le rondini volare, avvertì qualcosa di strano nell’aria. Levò l’involucro che ricopriva la statua e rimase incantata dalla bellezza dell’immagine. Le rondini ripresero a volare intorno alla statua tracciando una traiettoria simile a una corona.

L’intervento miracoloso della Madonna del Soccorso

Secondo la tradizione, il 21 novembre 1806, le truppe del generale Bonaparte marciavano verso Monterosso per distruggerla, ma essendo ormai tardi decisero di rinviare l’attacco. I soldati si fermarono a riposare nei pressi della località Barzillà. Durante la notte una donna si presentò al comandante dell’esercito come la castellana di Monterosso dicendogli: Tu non distruggerai il mio paese. Io fermo te con segno di potere che mi è dato. Il militare rimase colpito dal coraggio della donna e il giorno dopo andò a cercarla. Entrato nella chiesa di Santa Maria, rimase colpito quando vide che la Madonna era identica alla castellana. Il comandante si inginocchio davanti alla statua e risparmiò il paese. I monterossini in ricordo dell’evento cantano svaniu pe ttia la guerra, paci portasti tu.

I primi maestri monterossini

Alla fine del XVIII secolo, il duca Pignatelli fece costruire la prima scuola di Monterosso. Gli insegnanti furono donna Rosaria Maiolo per le bambine, don Francesco La Grotteria per i bambini.

Le farse carnascialesche

Il martedì grasso ci si riuniva in piazza per divertirsi tutti insieme. Veniva preso di mira un monterossino distintosi nel corso dell’anno (il tema preponderante erano le famose corna), intorno a cui si costruiva una vera e propria storia in maniera più o meno velata.

 

L’ECONOMIA

Una  volta Monterosso Calabro viveva soprattutto di agricoltura. Numerosi gli uliveti nella zona. Molti i braccianti agricoli impegnati nel settore. Attualmente un solo frantoio lavora c/ terzi (Massara) mentre piccoli frantoi domestici operano in alcune aziende agrituristiche. Non molte le aziende agricole che si occupano di pastorizia. Si allevano prevalentemente bovini a caprini da latte per la produzione di formaggi e ricotte finalizzati alla distribuzione locale. Pochi i suini, allevati per soddisfare il bisogno familiare, di carne e insaccati. Il settore del commercio è sufficientemente sviluppato, tenendo conto del numero ridotto di abitanti: ci sono infatti 5 bar, 2 ristoranti, 1 edicola, 2 pizzerie, un pub, diversi negozi di alimentari e abbigliamento, 4 esercizi di calzature, 2 pasticcerie ed una panetteria. Circa 30 unità lavorative sono impiegate nella casa protetta Villa delle Rose. La disoccupazione giovanile è abbastanza elevata. Il flusso migratorio iniziato negli anni Quaranta, alla chiusura della miniera di bauxite, continua a essere una piaga per la società monterossina. I giovani, spesso fuori per studio, non tornano nel proprio paese natio. Molti gli emigrati oltreoceano; l’Argentina è stata a lungo la meta più gettonata.

 

GLI ITINERARI

Una passeggiata a piedi nel piccolo paese offre al turista interessanti e suggestivi scorci. Strettoie, scalette esterne, splendidi portali lapidei finemente scolpiti, strade lastricate rendono il centro storico assai movimentato. Le chiese racchiudono antichi tesori di inestimabile valore. Punta di diamante delle attrazione del borgo è il Museo della civiltà contadina e artigiana della Calabria, ospitato nel palazzo nobiliare della famiglia Amoruso. Un’eccezionale raccolta di attrezzi relativi alla lavorazione della seta, della ginestra, del legno, del ferro, della terracotta e della terra. Una sala è dedicata agli abiti tipici della Regione.

 

  • Percorso storico-religioso

Chiesa della Madonna del Soccorso (Matrice)

Il primo nucleo dell’edificio sacro risale al XVII sec., ma venne distrutto dal terremoto del 1783. Nelle fonti vaticane si trovano notizie della chiesa a partire dal 1626. Dopo la ricostruzione avvenuta alla fine del XVIII sec., la cappella venne elevata a parrocchia. La chiesa fu nuovamente distrutta dal sisma dell’8 settembre 1905 e ricostruita immediatamente dopo. Fortemente danneggiata dal terremoto del settembre 1925, venne ricostruita grazie alla generosità dei fedeli. La facciata, divisa in due ordini da una trabeazione,è abbellita con colonne. Il portale lapideo con timpano a lunetta spezzato, è sorretto da due colonne con capitello corinzio. Sul portone decorazioni in bronzo dell’artista locale Giuseppe Farina. Il campanile incorporato è illuminato da quattro finestre balaustrate. Nel secondo ordine fregi decorativi, quattro finte colonne e, al centro, una statua marmorea. Ai lati del timpano, una serie di balaustre. L’interno è diviso in tre navate da una serie di archi. Decorazioni floreali in stile barocco. Vi si custodisce un ciborio del 1551 descritto dal Frangipane: Frammento di marmo carrarese, scolpito a bassorilievo in stile rinascimentale, pilastri su basetta modanata, portello con angioli sostenenti un calice; nel fondo quattro teste di angioli alate. Sullo zoccolo la scritta: Ego sum panis vivo qui de celo descendi, MDCI. Il soffitto a cassettoni è opera di artisti locali dei primi del ‘900. Sull’altare, una pala decorata da quattro colonne custodisce l’effigie della Vergine del Soccorso affiancata dalle statue di San Rocco e S. Antonio di Padova. Lungo la navata destra le statue di Santa Lucia (opera ottocentesca di Venanzio Pisani), San Nicola e della Madonna Assunta. A sinistra un crocifisso ligneo e le statue di San Giuseppe e della Madonna Addolorata. Nella cantoria un organo del ‘700.

Chiesa della Madonna del Carmine

Il convento carmelitano, sotto il titolo di Santa Maria della Misericordia, venne fondato da frate Angelo Emiliano il primo settembre 1573 con il consenso di Mario d’Alessandri, vescovo di Mileto. Fu soppresso nel 1652, secondo quanto previsto dal decreto a firma di papa Innocenzo X. La facciata concava, è decorata da quattro lesene. Sul timpano irregolare, in una nicchia una statua marmorea della Vergine. L’interno, a unica navata,  abbellito con stucchi del monterossino Giuseppe Morano. Sull’altare in marmi policromi, una pala decorata in oro, con la statua della Madonna del Carmine, con in braccio il Bambino vestito con abito di pizzo bianco. Vi si conservano la statua lignea di San Sebastiano, opera dello scultore di Serra San Bruno Giuseppe Maria Pisano, un presepe napoletano del ‘700. Sul soffitto a finti cassettoni, si nota il dipinto a olio raffigurante il profeta Elia che vede levarsi da una nuvola Maria. In passato la chiesa veniva custodita da un eremita, che secondo la tradizione, faceva placare le intemperie al suono della campanella.

Chiesa della Madonna del Rosario

Conosciuta anche come chiesa di San Giacomo (così si chiamava l’edificio sacro distrutto dal terremoto del 1783), è stata costruita nell’800. La facciata con timpano, dalle linee semplici, è divisa in due ordini da una trabeazione. Il portale con timpano è in marmo. A sinistra, una lapide ricorda l’oculista Francesco Morano. Sul secondo ordine una finestra. Il timpano è sormontato da una struttura in muratura con campane. L’interno a unica navata è decorato in stile barocco con stucchi dorati. Sull’arco di trionfo una serie di margherite in bianco e oro. Sull’altare in marmi policromi, una pala con la statua della Madonna del Rosario. Il soffitto è decorato con un dipinto olio su tela, attribuita a Zimatore (inizio ‘900), raffigurante Pio V che intercede presso la Madonna del Rosario per la vittoria di Lepanto. Vi si custodisce un dipinto dell’700 di Tommaso Martini.

Chiesa della Madonna Addolorata

Rudere. L’edificio sacro dedicato all’Addolorata risale al tardo medioevo. Distrutta dal terremoto del 1783, fu ricostruita per volontà di Ferdinando IV. Il sisma del 1905 la rase nuovamente al suolo. Dall’archivio Segreto Vaticano risulta che nel 1516 era parroco della chiesa di Santa Maria di Monterosso (questo il nome dell’edificio, all’epoca), un certo Giovanni Maria Sganga, dopo le dimissioni di Francesco Vulgano. Nel 1537 subentrò Antonello Sonnino che riceveva la metà delle rendite della chiesa. Seguì un anno dopo Giovanni Capparotta.

Convento dei Camaldolesi

Rudere. Non si conosce il periodo di costruzione dell’edificio, distrutto da numerosi terremoti. Ancora visibili sulla facciata due colonne sormontate da altrettanti leoni.

Torre Normanna

Torre di avvistamento dell’XI secolo a pianta circolare, versa in discrete condizioni. Su due livelli è costruita in mattoni rossi.

Vecchia filanda

Costruita nel XVII secolo, periodo in cui fiorì l’artigianato a Monterosso. Rimane la struttura esterna in mattoni misti a calce. E’ sede del Museo multimediale delle Serre.

Arco

Costruzione del XIX sec. costituiva l’accesso alla proprietà della famiglia La Massara. Ancora visibili le colonne e l’arco in mattoni rossi.

Palazzo Amoroso

Costruzione del ‘700, su tre livelli, in via Guglielmo Marconi. Conserva balconi in ferro battuto lavorato e un portale in pietra con stemma. E’ sede del museo della civiltà contadina e artigiana della Calabria.

Palazzo Arnoldo Farina

La particolarità di questo palazzo (inizi ‘800) è il portale bugnato, sormontato da uno stemma.

Palazzo Basile

Edificato nel XVIII sec., è ubicato in via Ferdinando Basile. Conserva un portale lapideo in pietra chiara con la testa di un leone sormontato da uno stemma. Le finestre sono decorate con cornici con timpano a lunetta.

Palazzo La Grotteria

In via La Grotteria, risale al XIX secolo. Su tre livelli ha un portale in pietra con stemma e balconi in ferro battuto liscio.

Palazzo  Massara

Costruzione su tre livelli del XIX sec., in via Padre Alessio Morano, con balconi in ferro battuto lavorato e portale bugnato.

Monumento ai Caduti

Eretto nel 1960, riproduce un soldato in bronzo, su base marmorea.

 

  • Percorso culturale

Museo della civiltà contadina e artigiana della Calabria

Fondato nel 1983, su iniziativa della Pro Loco Monterosso, nel 1986 ha ottenuto un riconoscimento internazionale: European Museum of the year Award (Emya), venendo inserito nei circuiti turistici internazionali (National Geographic Society). L’attuale museo prevede sei sezioni.

  1. Nella sala contadina sono conservati gli aratri per la lavorazione della terra (dal votaricchio in legno ai pi recenti monolama); gli attrezzi per la semina (piruni), per la mietitura (facigghji), per la trebbiatura (pietri a strasciu). Molto curato lo spazio dedicato al ciclo dell’olio, otri di pelle, giare di terracotta e un torchio ligneo dell’800, proveniente da Capistrano, diviso in tre parti: corpo, vite e banchina. Il corpo è composto da due colonne e da due chianche (parallelepipedi in legno di quercia). La vite è un tronco di olivo a forma di vite appunto, con dentatura elicoidale. La banchina è costituita da due tavolozze in legno sovrapposte e congiunte mediante un perno in ferro.
  2. Nella sala tessitura sono esposti un telaio calabrese, arcolai a manovelle, attrezzi per la lavorazione del filato (mangani, cardi), matasse colorate con metodi naturali, mediante la macerazione di fiori (viola), fibre (ginestra) e frutti (melograno).
  3. La sala del legno ospita attrezzi da cucina (mortai, imbuti, cucchiai etc.), giocattoli (trottole, jo-jo), uno scannu (attrezzo per impagliare le sedie) e un tornio del ’800 perfettamente funzionante che pu˜ produrre 63 tipi di manufatti. E’ composto dalla rindineja (barra di legno che collega il tornio al soffitto), l’arcu (arco), la corda d’arcu (corda dell’arco), a mannareja (matassa di canapa) sagula (corda di canapa), puntareju dirittu (per sostenere il pezzo di legno da lavorare), puntareju stuortu (punta in ferro angolata usata per forare i manufatti), palumbieji (servono a sostenere il legno da lavorare, quello di destra  mobile, quello di sinistra  fissa), sbarra picciula (per praticare fori nel manufatto), sbarra randa (base d’appoggio), cascia (base su cui poggiano i palumbieji), peda (trave su cui poggia la cascia), pedacchiu (coppia d’assi in legno con la parte inferiore fissata al pavimento e quella superiore collegata alla sagula).
  4. Nella sala dell’argilla sono esposte bumbule (manufatto di varie forme destinata alla costruzione di muri), pignate (utensile da cucina in argilla rossa) e un tornio da vasaio formato da due ruote (roteja, ruota superiore, rota randa quella inferiore) collegate da un asse rotante. Il tornio a sua volta  incastonato in un banco da lavoro costituito da due piani in legno pojaturo (dove viene impastata l’argilla) e il timpagno (dove si poggiano i manufatti foggiati).
  5. La sala del ferro  allestita come una vera e propria forgia, l’officina del fabbro. Sono esposti attrezzi casalinghi (ferri da stiro, pentole, bracieri), prodotti per l’edilizia (chiodi, bulloni, serrature), vari tipi di lanterne e lampioni, uno stampo per ostie liturgiche risalente all’Ottocento, un supporto fotografico e u manticiuni, mantice, costituito dall’impalcatura, detta pedastariu (formato da una serie di travette in legno) dal corpo, chiamato appunto manticiuni, sostenuto dall’impalcatura, che funge da camera di aspirazione e compressione dell’aria buttata fuori dal focinaro (fucina).
  6. La sezione dedicata ai costumi ospita numerosi abiti tipici della Regione: Monterosso, Sambiase, San Nnicola da Crissa, Tiriolo e Sambiase.

 

  • Percorso naturalistico

Località Ferraro (area pic-nic)

Passeggiata tra imponenti pini e faggi. Percorrendo la Provinciale per Polia, dopo due km, sulla destra, si incontra una comunale asfaltata, ombreggiata da giganteschi pini. Appena 4 km e ci si ritrova in una fitta faggeta dai colori vivaci, attrezzata con tavoli e sedili in legno e una sorgente che spilla fresca acqua.

Lago Angitola

Percorrendo la Provinciale verso Pizzo Calabro per 6 km si giunge al Lago Angitola, un invaso artificiale ricco di anguille, circondato da una verdeggiante pineta.

 

IL MUNICIPIO

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I SINDACI

1945-60 Domenico Carreri

1960-71 Antonio Candido Pisani

1971-72 Antonio Scorda (commissario prefettizio)

1972-78 Domenico Antonio Farina

1978-93 Domenico Ubaldo Galati

1993 Concetta Malacaria (commissario prefettizio)

1993-94 Alfonso Alfano (commissario prefettizio)

1994-98 Elisabetta La Grotteria

1998-É Domenico Ubaldo Galati

 

IL COMUNE

Comprensorio

Contrada: Fardella

Comunità montana

Delle Serre (sede a Serra San Bruno)

Strade principali e piazze

Via Regina Margherita, via Umberto I, via Roma, via Milite Ignoto, via Capano, piazza Luigi Razza

Servizi

Mensa e scuolabus

  • Centri: centro di aggregazione sociale (giovani e anziani)
  • Volontariato: Azione Cattolica

Stazione di servizio

Tamoil (via Margherita)

Forze dell’ordine

Polizia Municipale e Carabinieri. Polizia di Stato a Serra San Bruno. Guardia di Finanza e Vigili del Fuoco a Vibo Valentia. Guardia Forestale a Mongiana

Sanità

Guardia medica. Casa di riposo per anziani Villa delle Rose. Pronto Soccorso presso l’ospedale di Vibo Valentia (25 km)

  • Farmacie: Siclari (via Milite Ignoto)

Scuole

Materna, elementare,  media Dante Alighieri

Cultura

  • Biblioteche: comunale
  • Associazioni culturali: Teatro dell’angolo (gruppo di arte drammatica), Nicola Liotti (fondazione)

Ufficio postale

Via Milite Ignoto

Banche

Monte dei Paschi di Siena (via Roma)

Edicole

La Polla (via Regina Margherita)

Turismo

Pro Loco (via Guglielmo Marconi)

Mercato

Ogni martedì (via Roma)

Sport

  • Strutture: campi di calcio, calcetto, tennis, palestra polifunzionale (pallavolo e pallacanestro), palestre scolastiche (elementare e media)

C.A.P.

89819

Prefisso teleselettivo: 0963

 

LE FESTE RELIGIOSE

San Nicola (patrono) – 6 dicembre

Chiusura uffici, celebrazione eucaristica

Madonna del Soccorso (copatrona) – I domenica di luglio

Sabato messa e, alla sera, musica operistica e bandistica; al termine fuochi d’artificio. Domenica messa e processione. La sera esibizione musicale.

Madonna del Carmine – 16 luglio

Oltre ai riti religiosi, intrattenimento musicale e giochi pirotecnici.

San Rocco – 16 agosto

Messa, processione, musica dal vivo e fuochi d’artificio.

Crocifisso – III domenica di settembre

Celebrazione dell’eucarestia seguita dal corteo religioso. La sera spettacolo musicale e fuochi d’artificio.

Madonna del Rosario – I domenica di ottobre

Messa e processione. La sera esibizione musicale e spettacolo pirotecnico.

RITI PASQUALI

La chiamata – Venerdì Santo

I fedeli vivono questo momento suggestivo con molta devozione. La statua della Madonna Addolorata viene trasportata dalla chiesa del Rosario alla matrice, dove i cittadini l’attendono. Il panegirista del momento, mentre legge la Passione, chiama la Vergine esortandola a raggiungere il figlio morto. Le statue di Gesù Crocifisso e dell’Addolorata si ricongiungono nello spiazzo antistante la chiesa del Soccorso. Inizia quindi la processione per le vie del paese.

La Varia – Venerdì Santo

Un corteo di fedeli segue la varia, la bara di Cristo (custodita nella chiesa del Soccorso). Molti abitanti dei paesi limitrofi giungono a Monterosso per assistere alla processione.

 

LE MANIFESTAZIONI

Concerto di Capodanno

Concerto bandistico per le strade di Monterosso Calabro.

Biennale d’arte contemporanea – luglio

La palestra della scuola media Dante Alighieri viene allestita come una grande sala di esposizione. Artisti da tutta Italia giungono a Monterosso per presentare le proprie opere (scultura e pittura).

Rassegna internazionale di gruppi folk – agosto

Esibizioni di gruppi internazionali che propongono le danze tipiche del proprio paese.

 

 

I PROVERBI

‘A tavula mmisa, cu no mangia perda a spisa

La tavola  apparecchiata, chi non mangia perde la spesa

Ddio mu ti libbera de omini zvani e dde himmani varvuti

Dio ti liberi dagli uomini glabri e dalle donne barbute

Scarpa grossa, menti hina

Scarpa grossa, mente acuta

 

 

LA CUCINA

La cucina monterossina è tipicamente di tradizione contadina. La pasta fatta in casa  una pietanza obbligatoria nei giorni festivi, che si sposa benissimo con verdure di vario genere. Filatiedi ccu sponzi (pasta e broccoli, segue ricetta) o ccu vaiani (fagiolini) o ancora stranguddi parrini ccu finocchji e cicicri (pasta lunga con finocchio e ceci) sono piatti assai molto gustosi e prelibati conditi con olio extra-vergine di olive locali. Si fa largo uso anche di carne, prevalentemente suina. L’inverno  il periodo dell’uccisione del maiale per la preparazione di piccantissime salsicce e soppressate. Tipico di Monterosso è il braciolone di carne bovina (segue ricetta). Molto rinomate e soprattutto molto consumate le ricotte caprine e pecorine lavorate nelle aziende del luogo. I luculliani pranzi monterossini vengono sempre innaffiati dal rosso Vinciguerra, vino da tavola particolarmente pastoso.

 

  • Filatiedi e sponzi

Ingredienti

Per la pasta: farina e acqua.

Per il condimento: broccoli, olio e sale.

Procedimento

Impastare l’acqua e la farina. Sfilare il composto ottenendo piccoli bastoncini (circa 10 cm), da tirare con una stretta canna. Mettere i broccoli in abbondante acqua salata. A cottura quasi ultimata aggiungere i filatiedi e lasciare cucinare. Condire con un filo d’olio e servire.

 

  • Braciolone

Ingredienti

Carne bovina, uova sode, sugo, salame piccante, pancetta, formaggio pecorino, aglio, olio, sale, spago.

Procedimento

Riempire una grossa fetta di carne con le uova sode tagliate a pezzi, salame piccante, pancetta, formaggio pecorino e aglio. Avvolgerla e chiuderla con dello spago. In una pentola fare soffriggere l’aglio nell’olio; riporvi il braciolone e farlo rosolare. Aggiungere il sugo e lasciare cuocere.

 

LA BIBLIOGRAFIA

  • Archivio comunale
  • Luigi Lombardi Satriani, Vito Teti, Il museo della civiltà contadina ed artigiana della Calabria, Monterosso Calabro, Mapograf s.r.l., Vibo Valentia, 1996
  • Il museo della civiltà contadina ed artigiana della Calabria, a Monterosso, a cura dell’Ente provinciale per il turismo, Grafiche Abramo
  • Prima biennale calabrese d’arte contemporanea, Monterosso Calabro, Rubettino, Soveria Mannelli (Cz), 1992